Pastori rinviati a giudizio

Apprendiamo dalla stampa che altri pastori, coinvolti nelle proteste del febbraio 2019, sono stati rinviati a giudizio dal Tribunale di Sassari.

Si tratta di persone colpevoli di aver preso parte alla più grande protesta che coinvolse tutta la Sardegna in una enorme ondata di orgoglio e di solidarietà.

Purtroppo appena pochi mesi prima dello scoppio delle proteste fu approvato il Decreto Sicurezza, attraverso il quale lo stato italiano rimetteva in piedi il reato di blocco stradale.

Tale reato era stato depenalizzato in quanto numerosi giuristi lo interpretavano come un “eccesso di autoritarismo” e una profonda limitazione al diritto di manifestare.

La sua reintroduzione, all’interno del Decreto fortemente voluto da Matteo Salvini, ha invece raggiunto l’obbiettivo di criminalizzare i movimenti popolari di protesta, dando origine ad una lunghissima serie di processi in cui i lavoratori rischiano fino a 6 anni di condanna solo per aver protestato nelle strade pubbliche.

I pastori coinvolti in questi processi sono tantissimi e Libertade continuerà nel suo lavoro di monitoraggio e denuncia di questa gravissima forma di repressione, cercando di fornire sostegno alle persone coinvolte.

Ciò che non possiamo accettare é che ad ogni celebrazione delle udienze coloro i quali hanno dato luogo a questa forte stretta repressiva oggi cerchino facile consenso, senza che nessuno li metta davanti alle loro oggettive responsabilità.

Se si vuole porre fine a questa vergognosa rappresaglia in atto contro i pastori e le loro famiglie è assolutamente necessario abrogare il reato di blocco stradale, riconoscendo nuovamente il diritto di tutti a manifestare in ogni strada senza poter essere perseguiti penalmente per questo. Solidarietà ai pastori, solidarietà al popolo sardo.

imàgine de presentada olbia.it

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