Stato di diritto, Stato di polizia

Trascorsi 40 giorni dalla clausura forzata esprimiamo forte preoccupazione per la deriva autoritaria e poliziesca dei controlli effettuati dagli organi di polizia sulla popolazione e per la velata trasformazione dello Stato di diritto in Stato di polizia. La violazione delle misure anti-covid determina la commissione di un illecito amministrativo, la quale deve essere accertata dalle forze di polizia tramite l’emissione di un verbale, la cosiddetta multa. Nonostante ciò sembrerebbe che in questi giorni le forze di polizia, quelle locali e municipali, stiano agendo in totale spregio delle norme e delle garanzie poste a fondamento dei diritti inviolabili dell’uomo. Preme infatti sottolineare che anche in ipotesi di fermo, arresto o notizia di reato nessun organo di polizia è legittimato ad applicare violenza. I numerosi decreti legge e decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri che si sono susseguiti in questo breve arco di tempo contengono misure restrittive destinate a limitare la diffusione del Coronavirus e sono stati scritti con l’intento di garantire il diritto primario di ogni essere umano alla salute ma allo stesso tempo comportano la limitazione di altri fondamentali diritti e libertà della persona tra cui quello di circolazione, di sciopero e di riunione e di conseguenza quello di manifestazione del proprio dissenso. Il potere statale fino ad ora non era mai riuscito ad imporsi in modo così invasivo sulla vita della persone, costringendole a stare chiuse in casa per un lungo periodo di tempo, dalle metropoli fino ai più sperduti paesini di montagna. Si è trattato di misure utili e necessarie che hanno impedito probabilmente la morte di milioni di persone ma al tempo stesso ci mostrano che in futuro potremmo essere disposti ad accettare mansuetamente imposizioni di questo tipo anche se esse non dipendessero da gravi motivazioni di sicurezza sanitaria come è avvenuto in questo frangente. Esiste il pericolo che la fine del distanziamento sociale lasci dietro di se pericolosi strascichi, prorogando le limitazioni delle libertà a cui la popolazione si sta lentamente abituando, oltre alla sopravvivenza di forme più o meno informali e consuetudinarie di coprifuoco e l’introduzione di nuove forme di controllo telematico degli spostamenti dei cittadini. La condizione restrittiva determinerà una inevitabile crisi economica e sociale in cui saranno maggiormente colpite le fasce deboli della società, dai disoccupati, ai lavoratori precari, a coloro i quali non possiedono una casa in cui abitare. Con la crescente tensione sociale dobbiamo aspettarci un inasprimento della repressione da parte degli organi di polizia, come ci sembra di poter intravedere nella direttiva emanata il 10 aprile dal ministero dell’interno, destinata ai prefetti, nel quale il Viminale individuando correttamente il pericolo di tensioni sociali che potrebbero far crescere le attività criminali invita, fra le altre cose, a vigilare sul “manifestarsi di focolai di espressione estremistica” ed a contrastare i diversi fenomeni criminali sviluppando un’ampia azione di intelligence sul territorio. Questa circolare è stata ripresa dal quotidiano la Repubblica, evidentemente in possesso di ulteriore documentazione, in un articolo che ha interpretato la direttiva in questi esatti termini: “Lamorgese avverte – Frange estremiste possono cavalcare il disagio sociale”. In questa singolare ricostruzione delle parole della Ministra si equiparano i fenomeni mafiosi a movimenti politici e sociali come i “No Tav” e i movimenti di lotta per la casa che potrebbero soffiare sul fuoco della protesta per portare avanti le proprie lotte politiche. Ancora più grave è il trattamento riservato all’organizzazione sindacale USB, la quale è stata multata e diffidata dal convocare nuove mobilitazioni in seguito allo sciopero generale che aveva convocato lo scorso 25 marzo, garantendo tutti i servizi essenziali. In questo contesto non bisogna dimenticarsi di chi oggi si trova in stato di detenzione carceraria privo di qualsiasi diritto in ordine alla tutela della propria salute e per i quali nulla di efficiente è stato previsto dal Governo italiano. I detenuti hanno subito la violenza più cieca come unica risposta alle proteste che avevano posto in atto all’interno degli istituti carcerari per denunciare il pericolo di contagio. Dunque possiamo dire che sul fronte dei diritti civili assistiamo ad un periodo particolarmente buio e temiamo che la repressione possa scagliarsi contro chiunque oggi, come ieri, si trova a lottare insieme alle fasce più deboli della popolazione, per i diritti propri e per quelli altrui. Non ci sfugge che nel lontano 2004, in una similare tensione sociale determinata dalle crescenti manifestazioni dei sindacati di base, il ministro dell’interno Pisano rilasciando un’intervista all’Espresso attribuiva alle formazioni politiche comuniste ed indipendentiste intenti criminali, base sulla quale poi nel 2006 vennero arrestati 11 militanti politici, ancora sottoposti ad un processo senza fine e solo per il fatto di essere stati vicini alle lotte dei lavoratori. Non ci sfugge neanche che nel febbraio 2019, in un clima di forte tensione sociale determinato dalle proteste che sconvolsero tutta la Sardegna, le autorità di polizia decidevano di procedere penalmente nei confronti di più di mille cittadini rivendicando quel diritto alla circolazione che oggi viene limitato per il superiore diritto alla salute, come se invece la libertà di circolazione al tempo fosse superiore rispetto al diritto ad un lavoro dignitoso. Libertade vigilerà sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti coloro che intendono esprimere il proprio dissenso verso le politiche economiche e securitarie che accompagneranno la fine dell’epidemia, mettendo a disposizione tutte le proprie risorse ed energie per aiutare coloro che dovessero avere bisogno del nostro sostegno. I soci dell’associazione Libertade saranno a disposizione, anche vagliando le richieste di contributo economico che aiuti a far fronte alle eventuali spese legali, per accedere al quale sarà necessaria una delibera del consiglio direttivo come stabilito dal regolamento dell’associazione. Per far fronte alla situazione invitiamo inoltre tutti i cittadini a sostenere la nostra attività contattandoci e mettendosi a disposizione per l’organizzazione delle prossime campagne di solidarietà. Invitiamo inoltre tutti gli avvocati a contattarci per contribuire a sostenere le finalità di Libertade, mettendo a disposizione le loro conoscenze.

imàgine de presentada pexels.com

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